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circa AD 48–96
Letters to the Churches
Paul and other apostles write to strengthen, correct, and encourage the scattered churches across the Roman world.
Versetti di questo periodo
- 1 Corinzi 8:4ca. 59 d.C.
Perciò, quant’è al mangiar delle cose sacrificate agl’idoli, noi sappiamo che l’idolo non è nulla nel mondo, e che non vi è alcun altro Dio, se non uno.
- 1 Corinzi 8:5ca. 59 d.C.
Perciocchè, benchè ve ne sieno, ed in cielo, ed in terra, di quelli che son nominati dii secondo che vi son molti dii, e molti signori,
- 1 Corinzi 8:6ca. 59 d.C.
nondimeno, quant’è a noi, abbiamo un solo Iddio, il Padre; dal quale son tutte le cose, e noi in lui; ed un sol Signor Gesù Cristo, per lo quale son tutte le cose, e noi per lui.
- 1 Corinzi 8:7ca. 59 d.C.
Ma la conoscenza non è in tutti; anzi alcuni mangiano quelle cose infino ad ora, con coscienza dell’idolo, come cosa sacrificata all’idolo; e la lor coscienza, essendo debole, è contaminata.
- 1 Corinzi 8:8ca. 59 d.C.
Ora il mangiare non ci commenda a Dio; perciocchè, avvegnachè noi mangiamo, non abbiamo però nulla di più; e avvegnachè non mangiamo, non abbiamo però nulla di meno.
- 1 Corinzi 8:9ca. 59 d.C.
Ma, guardate che talora questa vostra podestà non divenga intoppo a’ deboli.
- 1 Corinzi 8:10ca. 59 d.C.
Perciocchè, se alcuno vede te, che hai conoscenza, essere a tavola nel tempio degl’idoli, non sarà la coscienza d’esso, che è debole, edificata a mangiar delle cose sacrificate agl’idoli?
- 1 Corinzi 8:11ca. 59 d.C.
E così, per la tua conoscenza, perirà il fratello debole, per cui Cristo è morto?
- 1 Corinzi 8:12ca. 59 d.C.
Ora, peccando così contro a’ fratelli, e ferendo la lor coscienza debole, voi peccate contro a Cristo.
- 1 Corinzi 8:13ca. 59 d.C.
Per la qual cosa, se il mangiare dà intoppo al mio fratello, giammai in perpetuo non mangerò carne, acciocchè io non dia intoppo al mio fratello.
- 1 Corinzi 9:1ca. 59 d.C.
NON sono io apostolo? non sono io libero? non ho io veduto il nostro Signor Gesù Cristo? non siete voi l’opera mia nel Signore?
- 1 Corinzi 9:2ca. 59 d.C.
Se io non sono apostolo agli altri, pur lo sono a voi; poichè voi siete il suggello del mio apostolato nel Signore.
- 1 Corinzi 9:3ca. 59 d.C.
Quest’è quel ch’io dico a mia difesa a coloro che mi accusano.
- 1 Corinzi 9:4ca. 59 d.C.
Non abbiamo noi podestà di mangiare e di bere?
- 1 Corinzi 9:5ca. 59 d.C.
Non abbiamo noi podestà di menare attorno una donna sorella, come ancora gli altri apostoli, e i fratelli del Signore, e Cefa?
- 1 Corinzi 9:6ca. 59 d.C.
Ovvero, io solo, e Barnaba, non abbiam noi podestà di non lavorare?
- 1 Corinzi 9:7ca. 59 d.C.
Chi guerreggia mai al suo proprio soldo? chi pianta una vigna, e non ne mangia del frutto? o chi pastura una greggia, e non mangia del latte della greggia?
- 1 Corinzi 9:8ca. 59 d.C.
Dico io queste cose secondo l’uomo? la legge non dice ella eziandio queste cose?
- 1 Corinzi 9:9ca. 59 d.C.
Poichè nella legge di Mosè è scritto: Non metter la museruola in bocca al bue che trebbia. Ha Iddio cura dei buoi?
- 1 Corinzi 9:10ca. 59 d.C.
Ovvero, dice egli del tutto ciò per noi? certo, queste cose sono scritte per noi, perciocchè, chi ara deve arare con isperanza, e chi trebbia deve trebbiare con isperanza d’esser fatto partecipe di ciò ch’egli spera.
- 1 Corinzi 9:11ca. 59 d.C.
Se noi vi abbiam seminate le cose spirituali, è egli gran cosa se mietiamo le vostre carnali?
- 1 Corinzi 9:12ca. 59 d.C.
Se gli altri hanno parte a questa podestà sopra voi, non l’avremmo noi molto più? ma noi non abbiamo usata questa podestà; anzi sofferiamo ogni cosa, per non dare alcuno sturbo all’evangelo di Cristo.
- 1 Corinzi 9:13ca. 59 d.C.
Non sapete voi che coloro che fanno il servigio sacro mangiano delle cose del tempio? e che coloro che vacano all’altare partecipano con l’altare?
- 1 Corinzi 9:14ca. 59 d.C.
Così ancora il Signore ha ordinato a coloro che annunziano l’evangelo, che vivano dell’evangelo.
- 1 Corinzi 9:15ca. 59 d.C.
MA pure io non ho usata alcuna di queste cose; ed anche non ho scritto questo, acciocchè così sia fatto inverso me; perciocchè, meglio è per me morire, che non che alcuno renda vano il mio vanto.