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circa AD 48–96

Letters to the Churches

Paul and other apostles write to strengthen, correct, and encourage the scattered churches across the Roman world.

2,767 versetti · 21 libri trattati

Versetti di questo periodo

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  1. Romani 6:13ca. 60 d.C.

    E non prestate le vostre membra ad essere armi d’iniquità al peccato; anzi presentate voi stessi a Dio, come di morti fatti viventi; e le vostre membra ad essere armi di giustizia a Dio.

  2. Romani 6:14ca. 60 d.C.

    Perciocchè il peccato non vi signoreggerà; poichè non siete sotto la legge, ma sotto la grazia.

  3. Romani 6:15ca. 60 d.C.

    Che dunque? peccheremo noi, perciocchè non siamo sotto la legge, ma sotto la grazia? Così non sia.

  4. Romani 6:16ca. 60 d.C.

    Non sapete voi, che a chiunque vi rendete servi per ubbidirgli, siete servi a colui a cui ubbidite, o di peccato a morte, o d’ubbidienza a giustizia?

  5. Romani 6:17ca. 60 d.C.

    Ora, ringraziato sia Iddio, ch’eravate servi del peccato; ma avete di cuore ubbidito alla forma della dottrina, nella quale siete stati tramutati.

  6. Romani 6:18ca. 60 d.C.

    Ora, essendo stati francati dal peccato, voi siete stati fatti servi della giustizia.

  7. Romani 6:19ca. 60 d.C.

    Io parlo nella maniera degli uomini, per la debolezza della vostra carne. Perciocchè, siccome già prestaste le vostre membra ad esser serve alla bruttura, ed all’iniquità, per commetter l’iniquità; così ora dovete prestare le vostre membra ad esser serve alla giustizia, a santificazione.

  8. Romani 6:20ca. 60 d.C.

    Perciocchè, allora che voi eravate servi del peccato, voi eravate franchi della giustizia.

  9. Romani 6:21ca. 60 d.C.

    Qual frutto adunque avevate allora nelle cose, delle quali ora vi vergognate? poichè la fin d’esse è la morte.

  10. Romani 6:22ca. 60 d.C.

    Ma ora, essendo stati francati dal peccato, e fatti servi a Dio, voi avete il vostro frutto a santificazione, ed alla fine vita eterna.

  11. Romani 6:23ca. 60 d.C.

    Perciocchè il salario del peccato è la morte, ma il dono di Dio è la vita eterna, in Cristo Gesù, nostro Signore.

  12. Romani 7:1ca. 60 d.C.

    IGNORATE voi, fratelli perciocchè io parlo a persone che hanno conoscenza della legge, che la legge signoreggia l’uomo per tutto il tempo ch’egli è in vita?

  13. Romani 7:2ca. 60 d.C.

    Poichè la donna maritata è, per la legge, obbligata al marito, mentre egli vive; ma, se il marito muore, ella è sciolta dalla legge del marito.

  14. Romani 7:3ca. 60 d.C.

    Perciò, mentre vive il marito, ella sarà chiamata adultera, se divien moglie di un altro marito; ma, quando il marito è morto, ella è liberata da quella legge; talchè non è adultera, se divien moglie di un altro marito.

  15. Romani 7:4ca. 60 d.C.

    Così adunque, fratelli miei, ancora voi siete divenuti morti alla legge, per lo corpo di Cristo, per essere ad un altro, che è risuscitato da’ morti, acciocchè noi fruttifichiamo a Dio.

  16. Romani 7:5ca. 60 d.C.

    Perciocchè, mentre eravam nella carne, le passioni de’ peccati, le quali erano mosse per la legge, operavano nelle nostre membra, per fruttificare alla morte.

  17. Romani 7:6ca. 60 d.C.

    Ma ora siamo sciolti della legge, essendo morti a quello, nel quale eravam ritenuti; talchè serviamo in novità di spirito, e non in vecchiezza di lettera.

  18. Romani 7:7ca. 60 d.C.

    Che diremo adunque? che la legge sia peccato? Così non sia; anzi, io non avrei conosciuto il peccato, se non per la legge; perciocchè io non avrei conosciuta la concupiscenza, se la legge non dicesse: Non concupire.

  19. Romani 7:8ca. 60 d.C.

    Ma il peccato, presa occasione per questo comandamento, ha operata in me ogni concupiscenza.

  20. Romani 7:9ca. 60 d.C.

    Perciocchè, senza la legge, il peccato è morto. E tempo fu, che io, senza la legge, era vivente; ma, essendo venuto il comandamento, il peccato rivisse, ed io morii.

  21. Romani 7:10ca. 60 d.C.

    Ed io trovai che il comandamento, che è a vita, esso mi tornava a morte.

  22. Romani 7:11ca. 60 d.C.

    Perciocchè il peccato, presa occasione per lo comandamento, m’ingannò, e per quello mi uccise.

  23. Romani 7:12ca. 60 d.C.

    Talchè, ben è la legge santa, e il comandamento santo, e giusto, e buono.

  24. Romani 7:13ca. 60 d.C.

    Mi è dunque ciò che è buono divenuto morte? Così non sia; anzi il peccato mi è divenuto morte, acciocchè apparisse esser peccato, operandomi la morte per quello che è buono; affinchè, per lo comandamento, il peccato sia reso estremamente peccante.

  25. Romani 7:14ca. 60 d.C.

    Perciocchè noi sappiamo che la legge è spirituale; ma io son carnale, venduto ad esser sottoposto al peccato.